Sesso, corpo e resistenza
Come salvarci dal neofascismo
Il corpo, il desiderio e il sesso non sono solo piacere: sono resistenza. In un mondo in cui la socialità diventa performance e la sessualità è repressa, la frustrazione alimenta rabbia, misoginia e radicalizzazione. Recuperare il corpo, amarsi, vivere relazioni autentiche significa opporsi a chi vuole ridurci a soldatini arrabbiati dietro uno schermo. In altre parole: scopare di più non è solo naturale, è un atto politico.
Sesso, corpo e resistenza
Sempre più spesso mi chiedo: perché noi umani ci ostiniamo a complicare ciò che è semplice? Perché trasformiamo ciò che è bello in qualcosa di brutto? Non ho parole raffinate: dico le cose come stanno, perché non c’è altro modo di dirle.
Prendiamo un esempio: socializzare. Una delle attività più umane che esistano è diventata difficile, imbarazzante, persino performativa. Non ci si incontra più per stare insieme, ma per mostrarsi, dimostrare, recitare un ruolo. L’amicizia e le relazioni sono diventate competizioni. Da “bella e semplice” a “brutta e difficile”.
Sì, possiamo dare la colpa all’alienazione digitale, agli schermi che ci isolano. Ma la verità è più profonda: abbiamo reso la socialità un campo di battaglia perenne e il corpo un nemico da reprimere. E questo veleno lo paghiamo tutti.
Parliamoci chiaro: il sesso, oggi, è diventato sporco, problematico, quasi inaccessibile. In altre parole: dovremmo scopare di più.
Da millenni l’Occidente ci insegna che il corpo è male, che l’istinto va soffocato. E così il sesso diventa tabù, la masturbazione impurità, la nudità vergogna. Una repressione antica che oggi, amplificata dai social e dagli algoritmi, prende nuove forme: slut shaming, incel, maschilismo tossico, cultura del “maschio alpha” e bullismo estetico. Tutto condito da violenza verbale, misoginia e una mano tesa verso l’estrema destra.
Il risultato? Una generazione intera che ha paura del corpo. Giovani che vivono la sessualità solo dietro a uno schermo. Relazioni rarefatte, fredde, virtuali. La frustrazione diventa rabbia, e la rabbia diventa terreno fertile per radicalizzazione, odio, estremismo.
Ecco il punto: la mancanza di sesso e di relazioni sane non è solo un dramma individuale. È una bomba sociale. È il carburante della misoginia, della violenza, delle ideologie più tossiche.
Non è un caso se comunità come incel, manosphere, alt-right si rafforzano a vicenda: giovani repressi, isolati, arrabbiati. E da lì, il salto alla violenza è breve. Attacchi terroristici, femminicidi, odio organizzato: tutto nasce da un vuoto. Dal rifiuto del corpo, dal rifiuto del desiderio.
Qui la questione esplode: comunità online come incel, manosphere o MRA non sono solo espressioni di frustrazione sessuale. Studi dimostrano che operano da porta d’ingresso verso l’estrema destra. Gli utenti di queste comunità hanno una probabilità significativamente maggiore di avvicinarsi a contenuti politicizzati e radicali rispetto ad altri gruppi online.
Piattaforme mainstream favoriscono la radicalizzazione attraverso processi noti come alt-right pipeline, dove contenuti antifemministi covano lentamente dentro ideologie di estrema destra, e viceversa, influenzando un sempre crescente numero di giovani e giovanissimi.
Esistono poi attacchi reali, tragicamente ispirati da queste ideologie. Nel 2020 un giovane incel ha attaccato un centro benessere erotico a Toronto, un caso definito terrorismo misogino dalle autorità. In un caso simile in Germania, l’attentatore di Hanau, lontano dallo stereotipo del “solo incel”, non aveva rapporti intimi e professava ideologie di supremazia bianca, misoginia e eugenetica estrema.
Donald Trump ha saputo trasformarsi nella figura carismatica ideale per la manosphere: attraverso interviste e apparizioni nei podcast con figure come Joe Rogan, Theo Von, Andrew Schulz e il gruppo Nelk Boys, ha raggiunto milioni di giovani uomini che si informano esclusivamente tramite social.
Questo approccio ha contribuito a un forte spostamento dei giovani maschi verso il suo elettorato: in Pennsylvania, per esempio, il voto maschile under-30 è passato da un vantaggio di Biden di 9 punti nel 2020 a una vittoria di Trump di 18 punti nel 2024.
Per questo il sesso non è solo piacere: è resistenza. Recuperare il corpo, toccarsi, scopare, amarsi, significa sabotare la macchina della frustrazione. Significa dire no a chi vuole ridurci a soldatini arrabbiati dietro uno schermo.
E allora sì: diventiamo repressi. Se diventiamo repressi, diventiamo facili prede. E così, tra algoritmi e odio, perdiamo una delle esperienze più immediate e vere della vita. Il sesso è semplice: perché siamo corpo, perché siamo istinto, perché siamo materia viva.
Quando rinunciamo a questo, rinunciamo a noi stessi. Rinunciamo al fuoco che unisce due corpi e li rende Uno. Rinunciamo a quella passione che, per Platone, poteva portarci al Bene, all’Assoluto.
Non servono altri discorsi: servono corpi. Servono gesti. Serve amore, consenso, intensità.
Scopiamo di più. Ampliamo i nostri orizzonti, intrecciamoci, uniamoci. Facciamolo per noi, ma anche contro chi ci vuole repressi, arrabbiati, soli.
Chi avrebbe mai detto che il sesso potesse diventare un’arma politica? Io lo dico. Perché nel dubbio, il sesso brucia.
E allora: scopiamo. E bruciamo.
Bruciamo!

